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I MISTERI DI ECLISSIA
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LA PORTA MAGICA Roma. Il suo nome è piazza Vittorio Emanuele II, una delle piazze più animate di Roma, situata nell’antico quartiere Esquilino. Nel suo centro un vasto giardino, all’estremità nord le rovine del ninfeo d’Alessandro Severo del III secolo a.C. erroneamente chiamate “Trofei di Mario”. Qui già nel VII secolo a.C. i ricchi romani possedevano delle tenute che erano servite in maniera ottimale da condutture idriche, le quali seguendo il tracciato delle mura si inoltravano in città. A ridosso delle rovine del ninfeo, ci sono delle strane vestigia definite dai romani, magiche.... Ed eccola, all’interno del giardino, La porta magica, unica testimonianza dell’ormai scomparsa Villa Palombara che nel 1600 si trovava in questo luogo e apparteneva a Massimiliano Palombara marchese di Pietraforte. Adiacente ad essa, la ben più grande Villa Montalto, proprietà privata del papa Sisto V, al cui interno si trovavano stupende fontane create da artisti di fama; la porta magica, dunque, altro non era che la porta d’accesso ad un piccolo locale leggermente separato dal resto di Villa Palombara. Scopriamo che il Marchese Massimiliano Palombara era un appassionato praticante di scienze esoteriche e che grazie ai notevoli mezzi economici a sua disposizione e in virtù dell’alto titolo nobiliare, poteva permettersi di finanziare un piccolo gruppo di alchimisti. Nella villa si organizzavano periodicamente degli incontri, a cui partecipavano anche personaggi illustri quali: la regina Cristina di Svezia, il famoso astronomo Domenico Cassini, e l’insigne studioso padre Athanasius Kircher. Il marchese fu anche un membro del famoso ordine esoterico dei Rosacroce. Probabilmente è questo il motivo per cui il marchese di Pietraforte fece costruire una piccola dependance separata dal resto della villa; forse si trattava di una sorta di laboratorio segreto dove si tenevano “particolari”convegni e si effettuavano esperimenti di alchimia. A questo punto lasciamo la storia, ed entriamo nella leggenda….. Il mito introduce l’enigmatica figura di un medico ed alchimista milanese: Giuseppe Borri. Espulso dal collegio dei gesuiti dove studiava, a causa del suo interesse per le scienze occulte, il giovane Borri venne a Roma dove conobbe il marchese e di lì a poco entrò a far parte del circolo di villa Palombara. In virtù dei finanziamenti del marchese, Giuseppe Borri fece molti esperimenti alchemici, il cui fine era quello di scoprire la famosa pietra filosofale, con la quale avrebbe potuto trasmutare la materia in oro. Ricercato dagli agenti della Santa Inquisizione per le sue idee eretiche, Borri dovette fuggire segretamente di notte, lasciando come unica traccia una serie di pergamene su cui erano scritte delle formule molto complesse che nessuno del circolo seppe decifrare. Massimiliano Palombara, narra la leggenda, fece incidere sulla porta del laboratorio segreto le strane formule con la speranza che qualche viandante passando davanti ad essa fosse in grado di interpretarle. …. E tornando alla storia: alla fine del 1800 la villa fu purtroppo demolita per la costruzione della nuova piazza dedicata al primo re d’Italia: Vittorio Emanuele II. Di essa non rimase che la porta d’accesso al laboratorio segreto del marchese di Pietraforte. Nei primi anni del 1900, poi, la porta fu spostata leggermente rispetto al suo luogo d’origine e sistemata nella parte posteriore delle grandi rovine del Ninfeo, dove si trova tuttora. Venne murata, evidentemente per renderla più solida e idonea a resistere nel tempo. Sugli stipiti e sull’architrave del portale si possono notare ancora oggi delle incisioni di simboli alchemici. Un particolare curioso, è costituito dalla presenza di due statue decisamente grottesche che la fiancheggiano, ma che originariamente non facevano parte della villa, provenienti nientedimeno che da un antico tempio sul Quirinale dove in età imperiale sorgeva il tempio principale dedicato alla dea Iside e da dove provengono le due statue del dio Bes che nell’antico Egitto avevano la funzione di proteggere la casa, le nascite, e l’infanzia. Nell’antica Roma, informazione alquanto curiosa, un certo numero di cittadini era seguace dei diversi culti provenienti dall’Egitto… Bes era un dio minore, appartenente all’olimpo degli dei egizi, ed era raffigurato come un nano deforme dalla lingua penzolante e da una lunga barba. Il suo potere divino consisteva nel proteggere le abitazioni da eventuali infestazioni ad opera di spiriti maligni, le donne durante il parto, alleviandole da ogni dolore e proteggere addirittura il sonno (ed infatti lo si trovava spesso raffigurato sui letti per impedire ai geni del male di apparire in sogno). Ma, un particolare molto significativo è che, oltre a proteggere gli esseri umani, era anche il "Guardiano della Porta” nelle iniziazioni misteriche; il suo nome infatti significa “iniziare”, “introdurre”. Durante i lavori del 1888 per la costruzione della piazza furono trasferite e poste ai lati della porta magica, come due guardiani protettori. Sopra la porta troviamo inserito un grande disco in cui sono inscritti due triangoli tali da formare una stella a sei punte, antico simbolo del re Salomone. Intorno al disco c’è un’iscrizione latina: “TRI SUNT MIRABILIA DEUS ET HOMO MATER ET VIRGO TRINUS ET UNUS” ossia “Tre sono le cose mirabili Dio e l’uomo, la madre e la vergine, l’uno e il trino”. Sovrapposto alla stella vediamo un cerchio sulla cui sommità è incisa una croce; reca la scritta : CENTRUM IN TRIGONO CENTRI: Il centro è nel triangolo del cerchio. Sull’architrave del portale, vediamo una scritta in lingua ebraica: RUAH ELOHIM, ossia Spirito Divino. Sempre sull’architrave, ma più in basso, un’altra iscrizione con un chiaro riferimento al mito di Giasone: HORTI MAGICI INGRESSUM HESPERIUS CUSTODIT DRACO ET SINE ALCIDE COLCHICAS DELICIAS NON GUSTASSET IASON:Il drago delle Esperidi custodisce l’ingresso dell’orto magico, e senza Ercole, Giasone non avrebbe assaggiato la delizia della Colchide. Secondo gli alchimisti il Vello d’oro cercato da Giasone nel mito degli Argonauti, altri non era che la mitica pietra filosofale, obiettivo principale di tutti i loro studi. Alle due estremità dell’architrave, e sugli Stipiti della porta, sono incisi i simboli dei pianeti, allora conosciuti, del nostro sistema Solare e del nostro Sole. Ad ognuno di essi poi corrispondeva un dio della mitologia greca, un tipo di metallo, ed un motto che si riferiva al raggiungimento di conoscenze alchemiche. Per poter accedere a queste conoscenze segrete, bisognava far parte del circolo degli Iniziati. Ecco il dettaglio dei vari pianeti con i loro significati alchemici:
Saturno = dio = piombo Sulla soglia in pietra, è stato inciso il simbolo della monade, che era riconosciuta come l’unità fondamentale dell’essere, con una frase sempre in lingua latina che diceva : EST OCCULTUM VERI SOPHI APERIRE TERRAM UT GERMINET SALUTEM PRO POPULO. Traduzione: “E’ l’opera segreta del vero saggio aprire la terra affinché germini per la salvezza della gente”. Sul gradino soprastante era invece riportato un interessante motto: SI SEDES NON IS. Traduzione: Se non ti siedi procedi, che letto nell’altro verso riporta : SI NON SEDES IS, ovvero se non siedi procedi (è una parola palindroma, a prescindere dal verso in cui si legge il motto, il significato resta lo stesso e cioè quello di” perseverare nel proprio cammino”. Possiamo infine aggiungere che la porta oltre a permettere l’entrata al laboratorio segreto, poteva anche dare l’idea che fosse l’accesso attraverso il quale gli adepti accedevano all’arcano mondo dell’alchimia, dove avrebbero potuto conoscere i segreti ultimi dei Rosacroce e raggiungendo il più Alto livello di purezza della propria anima. Per concludere la nostra indagine sulla misteriosa Porta Magica, abbiamo individuato dei sottili legami tra diversi elementi apparentemente discordanti tra di loro. Perché le statue del dio Bes furono poste ai lati della Porta considerando che il loro luogo di origine, il Quirinale, era notevolmente distante dalla piazza? E’ a dir poco strano che in un epoca di fermento edilizio come quella, ci si dilettasse nel trasportare delle statue, soprattutto poi per posizionarle accanto ad un piccolo rudere di relativo interesse storico, con un notevole dispendio di mezzi… Come detto prima, il Marchese di Palombara era un affiliato dell’ ordine dei Rosacroce, nella cui dottrina era tenuto in gran conto la figura della dea Iside. Scopriamo che nei templi dell’antico Egitto, a lei dedicati, il dio Bes era posto a guardiano del sacro sito. Potrebbe essere quindi che chi ORDINO’ IL LAVORO DI TRASLAZIONE DELLE DUE STATUE DI BES CONOSCESSE BENE LA DOTTRINA DEI ROSACROCE E QUELLA DEL MARCHESE E LE ATTIVITA’ SVOLTE A VILLA PALOMBARA? Forse, fu un vero e proprio omaggio alla memoria di un grande ricercatore nel campo esoterico e alchemico, molto noto in tali ambienti nella Roma del seicento. INDIETRO HOME |
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