I MISTERI DI ECLISSIA

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IL MISTERIOSO VOLTO DI CYDONIA



Le due sonde spaziali americane denominate: Viking 1 e Viking 2, rispettivamente il 20 luglio e il 4 settembre del 1976, toccarono il suolo marziano. Questo tipo di sonde, erano tecnologicamente più evolute rispetto a quelle precedentemente lanciate dalla NASA, nello spazio. Le Viking erano costituite da 2 differenti moduli: un Orbiter e un Lander. L’Orbiter era il modulo che avrebbe stazionato in orbita attorno a Marte e ne avrebbe fotografato la superficie, mentre il Lander, sarebbe invece atterrato sul pianeta e ne avrebbe studiato la superficie; prelevando campioni di rocce dal suolo marziano. Le 2 sonde, durante la loro missione, inviarono sulla Terra, un elevato numero di foto, tanto che la NASA, ne inserì nei suoi archivi oltre 60.000. Tra le moltissime fotografie, inviate sulla Terra, due in particolare colpiranno l’attenzione degli ufologi: la 35A72 e la 70A13. In entrambe, si poteva distinguere una struttura dalla forma piuttosto regolare, sulla cui sommità, erano scolpiti dei tratti che ricordavano incredibilmente quelli di un volto umano, volgente lo sguardo verso l’alto. Questa sorta di collina artificiale, era situata nella regione denominata Cydonia Mensae, nella Piana di Acidalia, nell’emisfero nord di Marte. Le sue dimensioni erano pari a 1500 metri di lunghezza e a 450 metri di altezza. La NASA, dichiarò che il volto di Marte era il semplice risultato di” UN GIOCO DI LUCI ED OMBRE ”, e non ne pubblicizzò la scoperta, mettendo fine al caso in maniera piuttosto frettolosa e superficiale. Vincent Di Pietro, era un ingegnere elettronico dell’industria aeronautica Lockeed, e lavorava temporaneamente presso il Goddard Space Flight Center di Greenbelt nello stato del Maryland. Il Goddard era un centro della NASA, e qui, quasi casualmente, nel 1979 Di Pietro ritrovò presso i suoi archivi il fotogramma 35A72 che ritraeva il misterioso volto di Cydonia. Continuando le sue ricerche, coadiuvato da un suo collega: l’informatico Gregory Molenaar, trovò successivamente il secondo fotogramma denominato 70A13. Insieme i 2 scienziati effettuarono approfonditi studi sulla coppia di foto, e grazie anche all’ausilio della tecnica digitale computerizzata, riuscirono a migliorare la qualità delle immagini dell’enigmatico volto; dalle quali cominciarono ad evidenziarsi nuovi particolari. La scoperta della seconda fotografia (la 70A13), ritraente la regione di Cydonia, fu di fondamentale importanza, poiché la foto fu scattata dal Viking 1, 35 giorni dopo la prima foto, ovvero la 35A72, e non “Qualche ora dopo”, come aveva dichiarato nel 1976, il portavoce della NASA alla stampa. La NASA sosteneva che in questa seconda foto, non appariva nessun “Volto misterioso”, non considerando tra l’altro che, dopo la ripresa della prima, la regione di Cydonia si trovava già in piena notte marziana; quindi il Viking non poteva aver fotografato la zona in questione, solo poche ore dopo. La 70A13 (il 2° fotogramma), ritraeva quindi a distanza di poco più di un mese, lo stesso volto. Il Sole, inoltre, trovandosi al momento della ripresa ad un’altezza maggiore rispetto alla foto precedente, permetteva l’individuazione di nuovi incredibili particolari, come ad esempio: il tratto della pupilla all’interno dell’orbita oculare destra. Inspiegabilmente, la NASA si disinteressò completamente delle nuove scoperte di Di Pietro e Molenaar, pur trovandosi di fronte a quelle che si potevano considerare prove concrete, dell’esistenza di un’antica civiltà extraterrestre sul Pianeta Rosso. I 2 ricercatori americani, decisero comunque di divulgare le loro scoperte, pubblicando un libro dal titolo: ”Unusual Mars Surface features”, stampato a proprie spese. Richard Hoagland, giornalista e ricercatore, fu tra coloro i quali lessero questo libro, e rimase così colpito dalle teorie dei due ricercatori, che iniziò ben presto a studiare il caso del volto marziano; divenendo uno dei più famosi studiosi dei misteri di Marte. Diversi scienziati, si sono dedicati, dopo Di Pietro e Molenaar, allo studio dell’origine artificiale del volto di Cydonia, tra loro dobbiamo senz’altro citare lo statunitense Mark Carlotto, della Analitic Science Corporation. Carlotto realizzò, dalle foto già analizzate da Di Pietro e Molenaar, un modello tridimensionale, con il quale si dimostrava che il volto era una scultura reale, autentica, a prescindere dall’angolo d’incidenza dei raggi solari, sulla superficie di Marte; smontando quindi l’ipotesi del “Gioco di luci ed ombre” sostenuta dalla NASA. L’ipotesi probabile è quindi che: il pianeta rosso in un tempo remoto, potesse essere effettivamente abitata da una misteriosa, quanto progredita civiltà.



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